Giappone fuori dalla recessione?
In tempi bui, duranti i quali si sente spesso parlare del “nervosismo” dei mercati e di parametri economici dei quali ignoravamo l’esistenza fino a poco tempo fa, la notizia che il Giappone sia uscito dalla recessione viene accolta globalmente con fiducia e positività. L’anno scorso il pil è cresciuto del 2% e rimane la terza economia mondiale dopo gli Stati Uniti e la Cina.Eppure i segnali di ripresa non vanno sopravvalutati: gli esperti concordano sul fatto che il Giappone non stia vivendo un ulteriore boom economico come avvenne in passato, nel dopoguerra. A seguito di quegli anni poi si assistette a un periodo di stagnazione, che coincise con gli anni Novanta. Alcuni economisti avvertono che l’Europa potrebbe seguire le stesse orme del Giappone: tutto iniziò infatti con la bolla immobiliare che innescò la crisi giapponese, molto simile nelle dinamiche alla crisi dei mutui subprime americana.
A quel punto le politiche locali avviarono una serie di riforme strutturali improntate a quell’austerity tanto cara a una certa Europa, con la conseguente recessione e deflazione. I governi hanno poi cercato di ridare l’impulso che mancava all’economia, ma la crisi del 2008 ha inferto un nuovo colpo all’economia giapponese. Per questo la fine della recessione e la ripresa dell’economia in Giappone non possono essere stimata su un periodo medio lungo, anche perché il debito pubblico rimane molto alto, tanto da essere definito dal governatore Kuroda come “non sostenibile”.
Il debito nipponico è salito del 245% del pil, mentre il rendimento dei bond rimane molto basso. La deflazione che continua a persistere inoltre incide in maniera negativa sulla capacità d’acquisto dei privati. Una situazione quindi complessa che non può tralasciare, anche in questo caso, le peculiarità del mercato nipponico e delle condizioni storiche e finanziarie.










