Giappone fuori dalla recessione?

29. marzo 2013 da

ripresa - Foto di © Photo-K - Fotolia

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In tempi bui, duranti i quali si sente spesso parlare del “nervosismo” dei mercati e di parametri economici dei quali ignoravamo l’esistenza fino a poco tempo fa, la notizia che il Giappone sia uscito dalla recessione viene accolta globalmente con fiducia e positività. L’anno scorso il pil è cresciuto del 2% e rimane la terza economia mondiale dopo gli Stati Uniti e la Cina.

Eppure i segnali di ripresa non vanno sopravvalutati: gli esperti concordano sul fatto che il Giappone non stia vivendo un ulteriore boom economico come avvenne in passato, nel dopoguerra. A seguito di quegli anni poi si assistette a un periodo di stagnazione, che coincise con gli anni Novanta. Alcuni economisti avvertono che l’Europa potrebbe seguire le stesse orme del Giappone: tutto iniziò infatti con la bolla immobiliare che innescò la crisi giapponese, molto simile nelle dinamiche alla crisi dei mutui subprime americana.

A quel punto le politiche locali avviarono una serie di riforme strutturali improntate a quell’austerity tanto cara a una certa Europa, con la conseguente recessione e deflazione. I governi hanno poi cercato di ridare l’impulso che mancava all’economia, ma la crisi del 2008 ha inferto un nuovo colpo all’economia giapponese. Per questo la fine della recessione e la ripresa dell’economia in Giappone non possono essere stimata su un periodo medio lungo, anche perché il debito pubblico rimane molto alto, tanto da essere definito dal governatore Kuroda come “non sostenibile”.

Il debito nipponico è salito del 245% del pil, mentre il rendimento dei bond rimane molto basso. La deflazione che continua a persistere inoltre incide in maniera negativa sulla capacità d’acquisto dei privati. Una situazione quindi complessa che non può tralasciare, anche in questo caso, le peculiarità del mercato nipponico e delle condizioni storiche e finanziarie.

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Occhi puntati sull’economia

28. gennaio 2013 da

economia - Foto di © lucadp - Fotolia

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Arriva l’impegno concreto di Shinzo Abe per rimettere in sesto l’economia nipponica. Un piano che prevede 90 miliardi di euro per sostenerla e che prevede anche una spesa extra pari fino a 177 miliardi. In questa maniera il pil del Giappone dovrebbe aumentare del +2%, contribuendo a creare così almeno 600 mila posti di lavoro in più.

Se il piano si dice buono nelle intenzioni, non tutti però sono dello stesso avviso e le prime critiche arrivano proprio dal ministro dell’economia Akira Amari convinto che un piano del genere possa solo contribuire a svalutare ancora di più la moneta nipponica di fronte ai grandi mercati internazionali. Il ragionamento parte del presupposto che un piano così impostato andrebbe a danneggiare le importazioni e di conseguenza i consumi interni e Amari porta a sostegno della sua tesi l’andamento UsdJpy che da ottobre é passato da 77 a 88, mentre EurJpy è passato da 95 di giugno a 118. Alla fine in data 22 gennaio la Bank of Japan ha fissato il target dell’inflazione al 2%, in linea così con gli intenti del premier Abe.

Importante é che si vada avanti con gli obiettivi di crescita, assicurando la salute dei conti pubblici. La linea perseguita é simile a quella della Federal Reserve americana che si basava proprio sull’acquisto di titoli di Stato e asset sicuri, senza fissare alcuna data di scadenza. Sia il Governo che la Banca lavoreranno per “una cooperazione più solida”, così da raggiungere l’obiettivo di inflazione al 2% nei tempi più concisi. Sul fronte estero intanto Abe ha commentato i rapporti con la Cina e la Corea del Nord, definendo la situazione sempre più grave, epr via da una parte delle isole rivendicate da Pechino, dall’altra per le volontá nucleari.

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Crolla il tunnel Sasago, morti e feriti

3. dicembre 2012 da

Isole giapponesi - Foto di ©panthermedia.net/ cofkocof

Isole giapponesi - Foto di ©panthermedia.net/ cofkocof

Ieri il tunnel Sasago, un traforo per il traffico auto a circa 80 chilometri da Tokyo, è parzialmente crollato intorno alle 8 del mattino, mezzanotte in Italia. Il terribile incidente, che ha visto il collassare subitaneo di 270 pannelli di cemento, ognuno del peso di 1,4 tonnellate, ha causato per il momento nove vittime accertate, di cui la maggior parte è morta carbonizzata; altri feriti versano in gravi condizioni negli ospedali. Vi è anche un numero ancora imprecisato di dispersi. Il processo di identificazione potrebbe richiedere alcuni giorni, date le condizioni dei corpi recuperati. Chi è sopravvissuto ha vissuto comunque un’esperienza traumatica, intrappolato tra fiamme, fumo, detriti e lamiere fino all’arrivo dei soccorsi. Paramedici, vigili del fuoco e polizia hanno dovuto fare i conti con il pericolo di nuovi crolli, che ha impedito la continuità delle azioni di soccorso.

Ancora non si conoscono le ragioni del cedimento nella struttura di una delle gallerie più lunghe del Giappone, quasi cinque chilometri lungo l’autostrada di collegamento tra la capitale Tokyo e Nagoya. Si sospetta che ad allentarsi siano stati i giunti di metallo ormai usurati che tenevano uniti i pannelli. Il governo nipponico ha intanto ordinato che vengano effettuate ispezioni di emergenza sullo stato di sicurezza di tutti i trafori presenti sul territorio nazionale, per un totale di 49.

Secondo quanto riportato dagli organi di informazione, la società che gestisce il tunnel Sasago sarebbe colpevole di lassismo nei controlli, in quanto l’opera, costruita nel 1977, non è mai stata sottoposta a vere e proprie ristrutturazioni, ma solo controllata periodicamente, e visto l’incidente nemmeno con troppa accuratezza. Le due sezioni rimarranno chiuse fino a data da destinarsi.

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Due esecuzioni capitali

8. agosto 2012 da

L’associazione umanitaria “Nessuno tocchi Caino” si batte da sempre per l’abolizione della pena di morte nel mondo e ha evidenziato come, nel 2011, le esecuzioni siano diminuite, fermandosi a quota 5mila. Nel 2010 infatti si contavano 5.946 esecuzioni, mentre nel 2009, 5.741. Il calo è da imputarsi alla diminuzioni di esecuzioni in Cina che se nel 2010 erano 5mila, nel 2011 sono scese a 4mila.

pena di morte

pena di morte

Cifre che fanno comunque riflettere su una pratica barbara e proprio in occasione del rapporto annuale presentato dall’Associazione, arriva la notizia che in Giappone sono state eseguite altre due condanne a morte. Queste sono le prime in ordine di tempo dal mese di marzo, giustiziati sono stati due detenuti, le cui identità sono state rese note dal Ministero della Giustizia: Jubya Hattori e Kyozo Matsumura, di 40 e 31 anni. I detenuti erano colpevoli, nel caso di Hattori di aver stuprato e ucciso una ragazza di 19 anni nel 2002, mentre Matsumura si è macchiato dell’assassinio di due dei suoi parenti. In Giappone la pena di morte avviene per impiccagione e rappresenta un caso raro di Paese industrializzato che ancora vi ricorre. L’opinione pubblica del resto sembra sostenere la pena di morte, nonostante i diversi gruppi di attivisti critichino la mancanza di trasparenza. Ad oggi in Giappone, nel braccio della morte sono detenute altre 130 persone.

Se si osserva la situazione mondiale i Paesi che hanno abolito la pena di morte sono 155, 99 di questi sono completamente abolizionisti, 7 abolizionisti per i crimini ordinari, mentre 5 sono quelli che hanno attuato una moratoria delle esecuzioni e 44 sono abolizionisti di fatto, il che significa che non eseguono la pena di morte da almeno dieci anni e che si sono impegnati per abolirla.

Diritto d’immagine: ©panthermedia.net/studiom1

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Mercato automobilistico

24. giugno 2012 da

Il Giappone è per molte case automobilistiche un importante mercato di riferimento, sia per le case nipponiche, che per le estere che da tempo hanno deciso di delocalizzare la produzione. E nonostante il tragico sisma che ha colpito il Paese, la Toyota ad esempio ha chiuso il mese di aprile con un incremento delle vendite del ben +188%. Generalmente tutte le prime otto case hanno registrato un aumento del 170%: Nissan ha costruito il +94% dei veicoli, la Honda sei volte di più rispetto all’aprile dello scorso anno.

©panthermedia.net/gualtiero boffi

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Per la Toyota cresce la richiesta di modelli ibridi e a bassi consumi, grazie anche agli incentivi statali. Segnali più che positivi per il Giappone, la cui industria automobilistica era stata pesantemente segnata non solo dalla catastrofe di Fukushima, ma anche delle alluvioni in Thailandia, importante centro di produzione. E le case estere si orientano sempre di più verso il mercato nipponico, ecco ad esempio che l’Alfa Romeo ha intenzione di lanciare la futura Alfa Romeo Spider a trazione posteriore, costruita nello stabilimento di Hiroshima.

La casa produttrice della Alfa Romeo Mito sportiva segna così un notevole balzo in avanti nel coniugare il sapore del passato con il design e le caratteristiche tecniche più all’avanguardia. L’auto nasce dalla collaborazione tra la Fiat e la Mazda e riprende le linee stilistiche della Duetto del 1966, montandole sulla piattaforme modulare SkyActiv della prossima generazione MX-5, anche questa fabbricata in Giappone. La vettura sportiva dovrebbe impiegare il 4 cilindri turbo 1.4 tra i 135 e i 175 cv e il 1.8 turbo da 280 cv in versione Euro 6. Si prospetta il lancio sui mercati internazionali nel 2015. Segnali allora che fanno ben sperare per una ripresa dell’intero settore in Giappone e per attirare nuovi investimenti dall’estero.

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Innalzamento del Mediterraneo

19. giugno 2012 da

Dati che si rincorrono come le supposizioni che fanno nascere. La violenta scossa di terremoto che colpì il Giappone l’11 marzo del 2011 ha rappresentato il settimo sisma più forte conosciuto ad oggi, un record in negativo che ha portato morte e distruzione, nonché ripercussioni anche nell’intero ecosistema. Ed è l’Istituto nazionale di Geologia e Vulcanologia italiano che individua nella potenza del sisma la capacità di superare lo stretto di Gibilterra e di aver innalzato il mar Mediterraneo di ben 10-15 cm.

©panthermedia.net/TONO BALAGUER

©panthermedia.net/TONO BALAGUER

I dati mareografici sono stati analizzati dall’Ingv, dal Dipartimento di Fisica dell’Universitá della Calabria e del British Antarctic Survey, Natural Environment Research Council di Cambridge e sono stati resi pubblici sulla rivista “EPL” A Letters Journal Exploring the Frontiers of Physics nell’articolo intitolato “Has the Mediterranean Sea felt the March 11th, 2011,Mw 9.0 Tohoku-Oki earthquake?”. I dati raccolti permettono di individuare il segnale legato agli effetti del maremoto giapponese e sono stati raccolti grazie alla rete italiana dell’ISPRA e alle stazioni internazionali del Permanent Service for Mean Sea Level. Si evince praticamente che dopo 40/50 ore l’oscillazione della superfice marina ha raggiunto anche il Mediterraneo, andando ad innalzare il livello di 10/15 cm. Il problema per le coste italiane fortunatamente non esiste, rassicura Marco Anzidei, ricercatore dell’Ingv, perchè il fenomeno é stato transitorio e l’innalzamento relativamente modesto. Il punto è che secondo alcuni studi si potrebbe assistere a un innalzamento anche di 150 cm entro fine secolo del mar Mediterraneo, a causa dei movimenti tettonici e del clima, quindi è possibile supporre che il maremoto giapponese abbia influito sul livello del mare. La variazione rimarrebbe comunque nell’ordine del millimetro o addirittura meno, tuttavia si parla sempre di teorie perché fino ad oggi non esistono studi specifici come nel caso del maremoto di Sumatra nel 2004.

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