Lo zen di Steve Jobs
Cosa c’entrano gli insegnamenti orientali con un uomo simbolo del capitalismo occidentale come Steve Jobs? Molto, se si considera la sua vita personale e il rapporto speciale che lo legò per tutta la vita al monaco buddista zen Kobun Chino Otogawa. Il fondatore della Apple infatti è stato tratteggiato anche nella biografia, uscita postuma alla sua morte, come un uomo d’affari senza scrupoli, tirannico nei confronti dei suoi stessi dipendenti, dai comportamenti spesso scorretti. Eppure è stato l’uomo che ha rivoluzionato il mondo della tecnologia, grazie ad un intuito e a delle strategie di marketing che hanno consacrato la Apple non solo come marchio dell’elettronica, ma come stile di vita.
©panthermedia.net/Ron Chapple
Verso la metà degli anni Ottanta Steve Jobs passò dei momenti molto difficili, a seguito degli insuccessi commerciali dei suoi nuovi computer Next e in quel periodo conobbe il monaco buddista, che era emigrato negli Stati Uniti una decina di anni prima. Il rapporto tra i due si fece subito molto stretto, anche per la stessa attitudine anticonformista che li univa e il modo sui generis che il monaco aveva di insegnare ai suoi allievi. Grazie a lui Steve Jobs impara la tecnica meditativa “kinhin” e apprende il concetto di “ma”, ovvero lo spazio negativo. Otogawa celebrò anche il matrimonio del guru della Apple con Laurene Powell e oggi quel rapporto di amicizia viene ripercorso tra le illustrazioni di una graphic novel intitolata per l’appunto “Lo zen di Steve Jobs”. Attraverso flashback e parallelismi si traccia praticamente il rapporto tra le intuizioni di Steve Jobs e gli insegnamenti delle religioni orientali. È stata l’agenzia creativa Jesse3 a realizzare questa visual storytelling, mentre i testi sono stati curati da Kaleb Melby, un collaboratore di Forbes. Un modo nuovo e originale per indagare tra le tante suggestioni che il fondatore dell’azienda di Cupertino ha avuto, fino alla sua scomparsa nel 2011.




