FEBBRAIO 2017

A settembre 2016, quando siamo tornati a Milano, ci aspettavano gli ultimi mesi di gravidanza; due accorgimenti in casa per accogliere Timo al meglio, ma la vera l’ansia era appesa a quell’offerta fatta ad agosto, era quella tensione che ci faceva passare notti in bianco, non che io già non le facessi. Il nostro futuro era in mano alla nostra ultima offerta alla “vecchia” (che abbiamo poi scoperto non essere vecchia, ma una donna sulla 50) il che ha cambiato tutto il nostro immaginario).

A fine ottobre, quando meno me lo aspetto, tra un disegno, una scorta di pannolini e le tabelline, in un pomeriggio qualsiasi di un uggioso autunno milanese mi arriva una mail di Ste, “La vecchia ha accettato!!!!”
Io urlo, salto, i bimbi gioiscono con me e ci fiondiamo in ufficio da papà per condividere la gioia anche con lui. Io e Ste ci baciamo, ci abbracciamo, tra commozione e felicità smisurata ci guardiamo poi con uno sguardo di sano terrore che tradotto in parole povere voleva dire:

…e mò, dove li troviamo i soldi?

Si, a noi piace fare così, nelle grandi scelte di vita ci deve sempre essere un cicinin di incoscienza e a noi quella non manca mai. Peccato che quel cicinin volesse dire insonnia importante e ansia a palla,che già non mancava, come del resto anche il nervosismo e anche di quello ne avevo le tasche piene. Fu un bussare porta dopo porta ad agenzie finanziarie ( che rasentavano lo strozzinaggio, o stroNzinaggio che sia), banche… per casa andavano e venivano agenti vari. Poi per fortuna ci sono gli amici su cui puoi sempre contare e da quel momento le notti hanno iniziato a prendere un’altra piega.

Senza l’aiuto dei nostri amici non avremmo mai potuto fare il grande passo verso il nostro progetto. GRAZIE DI CUORE


A metà novembre tutto era fatto, anticipo della grana al broker, invio della varia documentazione…adesso se davvero la barca viaggiava sullo stesso binario del figlio mancava solo lui: Timo! Finalmente anche quella creatura a fine estate aveva trovato un nome, bello, brutto….insomma aveva un nome che fosse di 4 lettere e che piacesse a tutti e 4. Il divertimento più grande per Nina in quei giorni era scambiare la mia pancia per una lavagna! Ma la meraviglia di vedere disegnata tutta la nostra famiglia è stata unica!

Una sera ci siamo detti: “Allora appena arriva il certificato d’acquisto nascerà Timo!!!” (e comunque Timo non arriva da Timone come in molti pensano, va beh che siamo barcaioli, ma sarebbe eccessivo).
Cosi per due lunghe interminabili settimane ogni volta che passavo dalla portineria buttavo un’occhio nella casella della posta per vedere se spuntava una di quelle buste grandi, formato A4, quelle che non ci stanno tutte intere nella fessurina fatta apposta per multe e bollette. Niente. Per aver conferma che non ci fosse nulla per Stefano Barberis, chiedevo anche al portinaio se per caso avesse tenuto lui sul suo tavolo quella grande busta. Niente. Stavo perdendo l’entusiasmo e la pazienza, fanculo il parallelismo, basta che nasca sto bambino che non ne posso più, mi dicevo. Poi arrivò quel venerdì 2 dicembre, un’altra fredda uggiosa giornata invernale, la mattina mi sentivo strana, ma avevo un sacco di cose, di ultime cose, da fare e non potevo starmene a letto a vegetare, così esco. Una serie di doloretti qua e là a cui non davo più di tanto peso perché mi perseguitavano già da una settimana senza dare nessun esito. Da un paio di giorni filavo dritta davanti alla portineria, oramai l’adrenalina dell’arrivo imminente della busta era finita. Esco a fare due commissioni in zona, poi rientro a casa velocemente per pranzo prima di ri-uscire per prendere i bambini a scuola e andare al centro commerciale a Carugate a riscattare un buono sconto che sarebbe scaduto di li a un mese e io non avrei di certo avuto tempo di andarci. Tutta trafelata, come ogni mamma milanese alle 16:25, prima di salire in macchina Luigi, il portinaio, mi raggiunge alla porta di Priscilla (la nostra auto) e mi dice:-“C’è questa per Stefano”. Io senza dargli peso prendo la grande busta l’appoggio sul sedile passeggero e ingrano la prima. Passo il primo semaforo, verde, mi fermo al secondo semaforo, rosso, butto un occhio sulla bustona bianca, butto anche l’altro occhio e… caspita era LEI, arrivava da Londra e il logo blu dell’agenzia del broker si intravedeva sotto i timbri postali.

Stesso scenario del mese prima, mi rifiondo con i bambini in ufficio da Stefano, con un dolore al basso ventre che non dava altro segnale se non: ok quasi ci siamo. Ste apre il bustone e ad alta voce legge “New Owner Stefano Barberis”. Salti lacrime e tanta gioia così iniziò quel pomeriggio indimenticabile che però non era ancora finito. Io ignara delle ore a venire mi butto nella tangenziale delle 18:00, di venerdì e volo a prendere sto cavolo di buono con bimbi a seguito. Al mio rientro le contrazioni erano belle che avviate, ma il nostro Timone ha pensato bene di uscire dopo parecchie ore (è nato il 3 dicembre).il destino non ha mentito nemmeno questa volta


l’equipaggio adesso era davvero al completo! un’altra avventura stava per iniziare.


Timo aveva appena un mese e una settimana quando lo carichiamo, col resto della famiglia, sull’aereo per Atene, poi auto a noleggio e finalmente l’arrivo da Shibumi.

Già l’avevamo vista a giugno e ad agosto, ma vederla con l’occhio da proprietari faceva tutto un altro effetto. Ci immaginavamo le modifiche da apportare alle cabine, i tessuti nuovi per la cuscineria, come tinteggiare le cabine… I bambini erano super entusiasti, entravano da una parte, uscivano dall’altra, saltavano correvano, e noi ci stringevamo forte dentro la pancia del nostro sogno.

Su Shibumi ci siamo risaliti poi 10 giorni a Pasqua dove, armati di tanta pazienza ( ma solo col senno di poi mi rendo conto che era davvero nulla a confronto della pazienza avuta a luglio 2017) abbiamo iniziato a studiarla in lungo e in largo.

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