Avevo iniziato a scrivere questo pezzo domenica mattina 25 luglio, poi a metà mi sono fermata perchè avevo iniziato a sentire dei dolorini al rene… sapete com’è andata a finire…

Formentera, 25 luglio 2021

Oggi sono pronta, oggi è arrivato il momento.

Era questa sensazione che stavo aspettando, tutto il resto sarà un’attesa scalpitante mista ad ansia, nervosismo e curiosità. Mi sono sempre detta che avrei lasciato quest’isola quando lo avrei sentito da dentro, quando avrebbe iniziato a starmi stretta, scomoda e fastidiosa, farlo prima sarebbe stato una sofferenza.

Avevamo pensato di lasciare l’isola diverse volte poi, quando il momento era buono succedeva sempre qualcosa che ci faceva posticipare la partenza, o forse era solo un pretesto per aspettare, per berne un sorso in più fino all’ultima goccia. Come quando i bambini girano la confezione del Calippo sulla faccia fino a che arriva anche l’ultimo goccino di fragola. Ecco proprio così. Arriva però poi il momento esatto in cui prendi la consapevolezza che il succo è finito e ti liberi della carta.

E’ proprio la consapevolezza che ti fa capire le cose, che te le fa entrare dentro. Quante ne sappiamo e quante riusciamo realmente a farle nostre? Alcuni processi hanno bisogno di molto tempo, altri sono più immediati. Indipendentemente dal tempo che ci vuole però, solo quando una cosa l’abbiamo fatta nostra, siamo poi in grado di prendere una decisione e incamminarci per una nuova strada. A volte invece ci si autoconvince di tante cose, ci si ripete nella testa che una tal cosa va o non va fatta, non perché ne abbiamo preso la consapevolezza, ma perché ce la raccontiamo talmente tante volte fino allo sfinimento che il cervello alla fine crede veramente, sia così: ma non è vero!

Questa consapevolezza io l’ho presa questa mattina. Soffocata dal caldo della cabina, sono uscita sul ponte, una leggera brezza di terra si stava alzando. Prendo la mia sedia da regista e porto attenzione ad un gesto involontario ma di grande significato: giro la sedia, che di solito guarda l’isola, per portarla con la vista verso ovest, verso il mare, verso il blu che tocca l’azzurro del cielo e nunca mas.

Tempo zero dallo stomaco parte una cosa che non so spiegare ma che arriva dritta al cervello: è arrivato il momento! Improvvisamente mi sono sentita leggera, libera di nuovo da un sistema che iniziava a soffocare come l’afa di questi giorni. Giornate passate ad aspettare, non più vissute. E io non sopporto aspettare (troppo). Le cose, come dico sempre, da sole non accadono, bisogna farle accadere. Per arrivare a questo momento il processo non è proprio immediato, ma oggi è arrivato!

Questa è una di quelle mattine, che se ragionassi solo con la pancia, salperei l’ancora da sola in silenzio, mentre Shibumi ancora dorme e partirei verso quel punto interrogativo blu che ho davanti e che mi sta aspettando, da troppo oramai. Però non solo sola e ho anche un cervello, quindi tengo a bada gli istinti. Sto pensando che non possiamo stare fermi e assecondare i tempi della burocrazia spagnola,(non più snella di quella italiana), chissenefrega del vaccino lo faremo più avanti, non posso pensare di fermarmi qui un altro mese o più. Basta, arriverà il giorno che i vaccini li faranno a chiunque per strada e noi saremo lì in prima fila.

L’isola si è trasformata in quella che non avrei mai voluto vedere e voglio fermarmi adesso e partire prima che tutti i ricordi meravigliosi che ho di questo posto vengano cancellati da queste ultime settimane. E’ un po’ come un rapporto di coppia, meglio lasciarsi al momento giusto piuttosto che trascinare le cose e lasciarsi in malo modo, cancellando in poco tempo i ricordi di tutti i momenti belli che sono stati vissuti insieme.

Non ho mai pensato che questa isola fosse mia e non ne ho mai voluto averne l’unicità come molti pensano. E’ pieno di gente che chiama Formentera la mia isola, se la tatuano sul corpo come se fosse il nome del figlio e poi non conoscono altro al di fuori delle 5 spiagge più famose, o del chiringuito che fa il mojito più buono.

Ecco io non sono così e non mi piacciano nemmeno i tatuaggi, penso solo di aver avuto la fortuna di aver preso il meglio da questo posto. Penso che sia un’isola che mi lascia ancora tanti dubbi, e incertezze. Penso che se fosse stata disabitata sarebbe stata l’isola perfetta, ma purtroppo non lo è. Invidio veramente gli hippy che l’anno vissuta quando il dio denaro ancora non aveva ormeggiato qui.

…però avevate dette che avreste fatto questo e quello….

Però quante volte vi è capitato di andare in vacanza su un’isola e chiedersi “chissà come deve essere vivere qui fuori stagione?” ecco, senza volerlo, io ora lo so. Abbiamo vissuto 7 mesi a Formentera. Non l’avevo detto, né programmato e nemmeno pensato, però è accaduto e oro sono più ricca di prima! (e voglio sottolinerare che stiamo parlando di una delle perle del Mediterraneo non di un postaccio insignificante). Non ho vissuto 7 mesi pensando a quello che avrei voluto fare ma non ho fatto (solo posticipato), non mi sono mangiata le mani e rosicato per 7 mesi perché le cose sarebbero dovute andare diversamente, non mi sono venduta la casa per vivere in un porto per 7 mesi, ma non abbiamo avuto altra possibilità se non acettare la situazione, cercare di farne tesoro e vivere questa inaspettata condizione al 100%. Un’esperienza unica e indimenticabile.

Ho visto Cap de Barbaria prima che mettessero la sbarra, ho visto il faro della Mola con la grandine e 4°. Ho visto i vigneti spogli, ho visto i prati in fiore, l’erba verde e i conigli di punta Gavina, ho visto l’agave sbocciare. Ho visto il lungomare di El Pujols vuoto e ho vissuto il porto quando Trasmapi e Baleria facevano 4 corse al giorno. Ho visto le piscine degli alberghi con l’acqua salmastra e le camere degli hotel smontate.

Ho visto i delfini nel porto, e portavo Pepper a far la cacca dentro al Besos Beach. Ho visto le mareggiate toccare il furgoncino del Chezz Gerdy. Ho visto un sacco di pioggia, vento forte e i prati con la brina. Ho visto Vincent con gli anfibi e il berretto di lana nero. Ho visto i negozi serrati a San Francesc, e visto chiudere i bar alle 17. Ho visto il sole tramontare dietro Can Marroig e sorgere da San Ferrant. Ho visto i fenicotteri. Ho visto i bambini entrare a scuola e correre fuori dagli allenamenti di calcio. Ho visto nascere lo skate park. Ho visto le saline piene e le spiagge vuote. Ho camminato a mezzogiorno nei campi della Mola, e fatto pic-nic a Espalmador: soli.

Ho fatto kyte davanti al Ministre pensando fosse un locale abbandonato anni 70 e in acqua c’eravamo solo io e il mio istruttore. Ho parcheggiato a llevant, Illets e fotografato es Calò senza un’anima. Ho visto la casa miei sogni a Punta Roja e sentito il vento che mi tagliava la faccia a Punta Prima. Ho fatto tutti i cammini dell’isola che in molti non sanno nemmeno dell’esistenza. Sono entrata nei giardini di ville chiuse immaginandomi come sarebbero state con lo sfarzo dell’estate. Non ho mai fatto code agli incroci e di motorini parcheggiati ovunque nemmeno l’ombra. Ho camminato al Molin de Sal pensando… Magari quando apre veniamo qui a cena, deve essere carino. E ho cambiato subito idea quando l’ho visto aperto. Si, perché qui quando l’isola riapre è tutto diverso.

E’ l’isola dalle mille facce, ognuno che a modo suo cerca di farla propria togliendole ogni identità, rubando un pezzettino alla volta la sua genuinità, bellezza, libertà. L’idea che mi sono fatta è di un’isola perennemente in attesa. In inverno la lunga attesa che arrivi l’estate per spennare il turista e in estate l’attesa che passi in fretta la stagione per liberarsi dal turista. Un’isola con un potenziale pazzesco, ma è come se fosse tenuto nascosto da una celata paura di essere soffocata da chi ci arriva in modo prepotende e arrogante. Ma non voglio dire altro, ognuno vede un posto con i proprio occhi e ognuno ha un rimando diverso dalle emozioni che prova. Mi sono fatta la mia idea, e sono felice di poter fare le mie cosiderazioni basandomi su un ‘isola che ho vissuto veramente e non che mi ha ospitato solo per una vacanza di 10 gg. Mi dispiace lasciare alcune persone ma so che si sono creati dei legami talemente speciali che le nostre strade si rinconteranno di nuovo. In questi mesi ho appreso ancora di più il significato di viaggiatore: viaggiare non è arrivare da qualche parte, ma vivere tutto quello che sta proprio nel viaggiare!

One Reply to “il momento quando arriva arriva”

  1. Sono d’accordo con te, ho vissuto l’isola a fine Aprile, nel 2019 con la mia famiglia quando i turisti erano veramente pochi ed era gran parte chiuso, l’acqua gelida e cristallina e le orme sulla spiaggia erano solo nostre. Comunque leggendoti mi hai commosso, grazie per la vostra esperienza vissuta sull’isola è proprio così, come l’hai descritta tu…. Io l’ho vista così Co i tuoi occhi grazie

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