Trovare il tempo per scrivere quando vivi in cinque h24 in una barca è un’impresa ardua, difatti lo faccio la notte quando pace e silenzio mi permettono di mettere insieme le idee. Questo post l’avevo iniziato il 6 novembre e concluso solo oggi 10 dicembre, riuscito a postare solo oggi 20 dicembre, assurdo! Racconto il bilancio del primo mese di navigazione, anche se ora siamo già al secondo inoltrato e per fortuna le cose vanno leggermente meglio.

Stintino porto 6 novembre 2020

Se chiudo gli occhi e penso alla parola “barca” subito mi viene in mente l’estate, il caldo, i tuffi, i costumi stesi, la ricerca dell’ombra dal sole che brucia, gli oblò aperti e la brezza che ti porta dentro il profumo del mare. La tazza di caffè a prua mentre il sole sorge, o l’aperitivo a poppa mentre il sole tramonta. Ecco, resettiamo per un attimo questa visione poetica della parola Barca, perchè la barca d’inverno, è tutta un’altra poesia.

Ora, non è che sia male sia chiaro, ma quando questa esperienza non si esaurisce in un week end invernale, ma è diventa la tua vita, allora la cosa è ben diversa. Soprattutto quando nelle tua testa c’era di inseguire il caldo!

Innanzitutto gli spazi si riducono ancora di più, perché mentre d’estate la vita è soprattutto fuori, in inverno la vita è quasi esclusivamente sottocoperta, se non un ritaglio di quelle due ore calde dove puoi azzardare una capatina sul ponte in maglietta, sempre che il vento fresco di novembre non ti scaraventi fuorobordo.

Vivere sottocoperta non è malvagio, la barca è accogliente, riscaldata…ma siamo in 5, di cui tre bambini, il che vuole dire: casino, sempre, ovunque. E se il casino mi destabilizzava a casa figuriamoci in 35 mq. Appena tiri fuori un libro e una penna è già disordine. Gli ambienti che viviamo sono tre, anche se a disposizione ne abbiamo 5: la cabina dei bambini, dove ci stanno solo loro perché praticamente è un loculo 2m x 2m e alta un metro nella parte migliore, poi c’è la nostra cabina che è perennemente il ring dei tre fratelli e la dinette (salotto), dove viviamo h24. In queste tre aree viviamo la nostra vita,  oltre ai due bagni uno adibito ad locale evacuazione fisiologiche, uno usato solo per lavarsi. Detto ciò si può immaginare come la stabilità mentale sia particolarmente fragile.

Questo essere stati catapultati chiusi in una barca in inverno lo avevo previsto, ma non considerato troppo sul serio, mi ero illusa che saremmo riusciti a rincorrere il caldo, a fare un bagnetto ogni tanto, invece nulla di tutto ciò, alle 15 inizia a fare freschino ad alzarsi l’umidità e scatta il momento “chiudere tutto”, perché altrimenti l’umidità si prende il possesso di tutto, dai vestiti alle lenzuola che già spesso sono umidicce quando la sera andiamo a dormire e poi alle 17 il sole tramonta e la giornata finisce.

D’estate, appena saliamo in barca, abbiamo comunque sempre bisogno di qualche giorno di assestamento. Oltre all’adattamento agli spazi c’è tutto quell’aspetto che riguarda l’uso intelligente delle risorse che richiede un briciolo di assetto, ma d’inverno l’ambientamento sembra non finire mai.

La doccia (per fortuna da quest’anno è calda) deve essere velocissima, i piatti li devi lavare alla velocità della luce per non sprecare acqua, poi appena si accende il motore fai lo scatto da lepre per ricaricare il portatile prima che ci arrivi qualcun altro.

Una cucina sempre da pulire e sistemare perché essendo piccola con due pentole e 5 piatti sembra già la cucina di un self service. Passi le tue giornate a cercare cose che ti chiedi dove finiscano manco fossi in una reggia…sembrano cavolate, invece queste cose richiedono abitudine, richiedono adattamento, richiedono tempo e pazienza.

Aggiungiamoci, il freddo, aggiungiamoci che non siamo in vacanza, che abbiamo tre figli e una scuola da organizzare, una barca con ancora dei lavoretti da fare, una navigazione da affrontare, un covid che ci mette i bastoni tra le ruote… Non è proprio tutto cosi fluido come si possa immaginare, le giornate vanno avanti in modo scattoso, come un ingranaggio arrugginito, ti chiedi dove stai sbagliando, cosa c’è che non gira. Mi credevo la regina dell’organizzazione eppure non riesco a mettere in pista nemmeno un piatto di pasta. Sento che qualcosa non scorre, sento che passano i giorni e le giornate non prendono la  forma che vorrei e intanto il tempo vola, come sempre del resto. Lo spirito di adattamento adesso mi sta mettendo a dura prova.

Sono tre gli ingranaggi che per il momento mi rendo conto sono quelli che stanno rallentando la macchina: la scuola, la lavatrice e il covid. Partiamo da quello più frivolo, ma non troppo: la lavatrice. D’estate vivi in costume, ogni tanto lavi le mutande quando non ne hai più, o una maglietta… ma in inverno sei vestito come a casa e ti sporchi come a casa …moltiplicato per 5. E se di felpe ne hai portate due perché “tanto andiamo al caldo non portiamo troppa roba pesante”, in realtà devi lavarle spesso e se le lavi in barca e le stendi fuori quando le ritiri si sono incartapecorite e appiccicano di salsedine, il risultato è peggio delle macchie di sugo che avevano sulla manica. Risultato ho dei figli tutti impataccati!

Il Covid ci spaventa, non tanto per la possibilità di essere contagiati, noi siamo super attenti e poi soprattutto non abbiamo contatti con nessuno se non la spesa ogni che faccio solo io, ma perché le restrizioni della Spagna e degli stati Caraibici e il rischio di rimanere bloccati in barca senza poter nemmeno scendere in spiaggia sono tanti.

La scuola meriterebbe un post a parte perché ce n’è da raccontare parecchio. Il nostro piano organizzativo con il programma giornaliero (fatto a giugno)non viene seguito alla lettera quasi mai perché ci sono sempre mille intoppi, dal computer che serve a uno o all’altro, dalla stampante che magari non si può accendere perché non c’è abbastanza corrente, quindi devi rimandare il lavoro che avevi in mente al giorno dopo, da Timo che vuole attenzione pure lui e quindi o lo incolli ai cartoni o uno dei due insegnanti deve mollare il colpo e dedicarsi a lui. Ci sono poi i giorni di navigazione dove non puoi scrivere perché il mare è mosso leggere da la nausea e soprattutto i ragazzi non hanno voglia di fare nulla, perché nella loro testa c’è la parola “barca” quindi vacanza!!!

Questo primo mese è stato difficile, non drammatico, ma è stata una bella prova. Per fortuna a compensare i disagi c’è questa cosa pazzesca, imponente e meravigliosa che ti aspetta quando guardi fuori da un oblò: il mare.

Essere avvolti dal blu sotto e sopra da un senso di libertà pazzesco e lì mi ritrovo quando la vita sottocoperta mi soffoca.

Speriamo che le prossime settimane diano pace a questo assestamento che pare non finisca mai, cerchiamo di raggiungere quanto prima il caldo, scongelando il cervello avrò la giusta lucidità  per vedere le cose sotto un altro aspetto. Intanto speriamo che trovino presto la vela perché questa cosa ci sta rallentando parecchio.

Per fortuna la vela è stata trovata abbastanza velocemente e così abbiamo poturo raggiungere le Baleari, tappa che putroppo si sta dilungando un po’ troppo perchè il meteo non è dalla nostra!

Ma siamo fiduciosi.

3 Replies to “vita a bordo dopo un mese”

  1. Questa è una grande prova di vita, un’esperienza unica che vi cambierà. State affrontando tutto in modo eccellente, sappiate che avete il tifo di un sacco di gente, dai che ce la farete!!!

  2. Bellissimo racconto , sei riuscita a farmi vivere con voi la vostra esperienza e sensazioni e rispondere a tante mie domande …… sono sicura che appena andrete al caldo sarà tutto spettacolare 😍❤️

  3. Non mi meraviglio, mi sono tante volte immedesimata in voi e ho sempre immaginato che i disagi più importanti potessero essere legati a scuola, lavatrice e freddo/umidità. Già, d’estate è un’altra cosa, è tutto più semplice ma sono certa che l’esperienza vi insegnerà tempi e modi per affrontare le scomodità e migliorare le condizioni a bordo. L’unico problema temo rimanga la scuola, peraltro da portare aventi per due bambini con un terzo che giustamente richiede nel frattempo le sue attenzioni… il tutto dentro 20 mq vivibili realmente appieno. Ma vogliamo parlare della vita di chi non ha avuto il coraggio di fare una scelta radicale come la vostra? Ve la ricordate? Corriamo, sempre. Ancora di più in questi giorni di Natale. Il lavoro, quando per fortuna c’è ti assorbe e per fare bene e sempre meglio ti fagocita come se fosse un’altra parte di te. Del resto ti da da mangiare, ne hai bisogno, per il benessere tuo e dei tuoi familiari e questo pensiero giustifica tutto il tempo che gli riserviamo e che naturalmente togliamo ai nostri figli facendo crescere in noi il senso di colpa. Il tempo nella nostra vita lo detta quindi il lavoro. “Poi” ci sono i figli che mentre noi corriamo crescono, partecipano alla corsa correndo anche loro con la stessa svogliatezza verso lo studio, con quel bisogno di sregolatezza nelle attività che solo con gli anni acquisiranno. “Partecipano” inevitabilmente e fanno loro il nostro modo di essere e di fare con la conseguenza che giorno dopo giorno impareranno a correre anche loro con in testa il nostro modello per carità sano, volto al dovere, all’onestà ma troppo radicato dalle condizioni imposte dalla società quindi per certi versi solo comodo e sicuro … ecco auguro a loro e prima ancora lo auguro a noi come famiglia di trovare il coraggio di fare scelte all’inizio scomode ma più simili a noi e meno al nostro modello. Forse un giorno ci riusciremo, resta nei nostri sogni e finché c’è va considerato, custodito e coltivato. Salperemo verso mari e culture diverse finalmente scegliendo la nostra vita con un’unica differenza: la tecnologia sarà andata avanti nel frattempo e ci doteremo di generatori futuristici in grado di fornirci sempre corrente per alimentare lavatrice e asciugatrice oltre a dissalatore in grado di erogare acqua se lo vorremo frizzante anche in pieno oceano!
    In bocca al lupo ragazzi … ma piuttosto credo che l’in bocca al lupo dovreste farlo più voi a noi! Un abbraccio!

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