La navigazione è breve e tranquilla così i bambini giocano a progettare navi e barche, noi navighiamo sereni a vela, ma stiamo in allerta perché tra queste isole l’intensità del vento può cambiare in modo repentino.

La baia di fronte al paese già da lontano si capisce che è una figata pazzasca! ..non è proprio vuota, i primi arrivati hanno avuto il posto migliore, e sotto di loro c’è una piscina azzurra azzurra, noi, dovendo dare ancora su un fondale più profondo ci accontentiamo di un turchese più scuro, non che ci faccia schifo!!! Il paesaggio è davvero stupendo, i colori sono nitidi senza sbavature, il cielo terso e il mare pennellato dal vento. Queste sono le Cicladi che si affacciano ai nostri ricordi. Qui torniamo a sognare. L’isola è bassa bassa e piccola, tant’è che si noleggiano biciclette invece dei soliti motorini o quad. La si gira tranquillamente con una bella pedalata e con un autobus che porta alle spiaggette che tempestano l’isola.

Le famiglie si dividono, i Rizzi scendono a terra per una aperitivo e noi stiamo a bordo ad aspettare che Timo si svegli e raggiungere poi gli amici per cena. Ne appofittiamo per studiare le rotte dei prossimi giorni e soprattutto il meteo. Li raggiungiamo camminando per la parte est dell’isola, molti studios affacciati sul mare, buganville e giardini verdi e rigogliosi.

L’sola offre tante taverne e si può spaziare tra carne e pesce. Noi, visto che a bordo abbiamo dei non amanti del pesce optiamo per una taverna nell’entroterra solo carne. In Grecia non abbiamo mai mangiato male, è impossibile, i menù non hanno molta scelta, alla fine ci sono sempre gli stessi piatti, ma sono cucinati con amore e attenzione… Noi oramai, invece che scegliere à la carte, ci fiondiamo direttamente nelle cucine a guardare sotto i pentoloni cosa bolle, con sommo riconoscimento e apprezzamento del cuoco del nostro gesto, scegliamo i nostri pasti. Seguimo delle indicazioni che ci allontanano dal mare, una strada sterrata che sale di poco sopra la baia davanti al nostro ormeggio. Finiamo in una taverna molto bella, tutto rigorosamente km 0 e strabuono. Il nostro tavolo è all’aperto tra i muretti bianchi delle terrazze, sopra di noi una filaria di lampadine appese, un piazzale sterrato davanti a noi che intrattiene i bambini, gatti ovunque.

Ci gustiamo una cena strepitosa, costolette di agnello alla griglia, verdure, al forno, bojourdi da paura, purea di fave, salsiccette tutto accompagnato da un vino locale decisamente buono e interminabile. Ci perdiamo tra le chiacchiere col ciele che piano piano assume sfumature meravilgiose, un tramonto che non mi tiene seduta sulla sedia, un avanti indietro dal piazzale dove la visuale era ampia e il cielo viola e rosa avvolgeva tutto.

La mattina Stefano scende a terra per cercare carburante per il tender, io Marghe e Nina ci perdiamo nelle viuzze alla ricerca di una bakery, il resto dell’equipaggio a fare un bagnetto nella spiaggia del centro paese, semplicemente pazzesca!


Il paesino è molto carino, ovviamente tutto bianco, e case a due piani ma che sono talmente bassi che sembrano a un piano solo. I colori delle persiane e dei portoni sono saturi e vivaci, vasi di fiori pitturati su scale e davanzali, tutto rallegra ancora di più l’atmosfera estiva che si respira passeggiando per le vie.

I bambini ci stavano aspettando sotto una pianta all’ombra, la temperatura con il sole allo zenit passava i 35 gradi, ma noi dovevamo fare ancora la spesa…cosi ci diviadiamo di nuovo, Ale e bimbi in spiaggia, Stefano perso nei meandri del porto alla ricerca di un autobotte e mamme col il piccolo Timo: spesa.

Prima della spesa la necessitàà di shopping sfrenato di Marghe è incontenibile cosi ci facciamo tutti i negozietti della via fino a quando non trova il vestitino giusto…per la felicità di Timo che non ne poteva più!!!

La missione della mattina oltre a trovare carburante e pane era fare una bella cambusa perchè eravamo a secco e preferivamo avere abbastanza cibo a bordo per i giorni a venire, non sapendo bene cosa ci aspettasse e dove saremmo finiti. Cosi facciamo una bella strisciata di carta di credito di 300 € in un mini market fornito di tutto, ma decisamente affollato e soprattuto carissimo! Il negozio non era come quelli trovati nelle isole precedenti, scrostati e malmessi, avevano il lettore del codice a barre per gli articoli passati sulla cassa il che vuol dire che era all’avanguardia, al passo con i tempi e soprattutto indicava che l’isola era ricca di turisti. Il proprietario si offre di consegnarci la spesa fino alla spiaggia cosi per noi sarebbe stato meno faticoso fare la spola con 12 shopper stracolme di bacon e cetrioli e casse di acqua. Peccato che arrivati a bordo ci siamo accorti che mancava del cibo che avevamo messo nelle buste, non poca roba, parecchia..al punto tale che, prima io con poco successo e poi Marghe siamo tornate due volte dal simpaticone del market a reclamare il cibo mancante, cosi riusciamo a farci rimborsare di qualche confezione di formaggio e dei bake rolls…..

Colazione fatta, cambusa fatta, shopping pure mancava solo un bagno rigenerante per riprenderci dal caldo micidiale!

Dopo un po’ di tuffi in mare arriva il tuffo nel passato. Alle spalle della spiaggia tra un locale di tendenza e un cassonetto c’era una specie di market, quelli un po’ abbandonati, che sembrano quasi un rivenditore di bibite, con casse di birra, Coca, limonata, tutto sotto il sole cocente di agosto sparsi qua e là; poi delle cassette di frutta, degli scatoloni con dentro racchettoni e palle scolorite, un frigo bevande arrugginito ma funzionante e una vecchina vestita di nero che chiacchiera con un uomo, seduti sulla soglia di quello che anni fa, molti anni fa, doveva essere il minimarket del paese. Passo davanti a loro ed entro.

Da zero a cento mi trovo proiettata negli anni ’80, a volte guardando una tenda forse ’50, oppure sopra uno scaffale gli anni ’70, mi auguro che il poco cibo presente non sia d’annata pure lui. Mi guardo in giro attonita, affascinata da tutto quel casino accatastato li in qualche modo, o forse una logica ce l’aveva ma faticavo a comprenderla. L’anziana donna mi stava alle calcagna, mi chiedeva se stessi cercando qualcosa, ma come facevo a dirle semplicemente che il suo locale era per me una cosa unica. In testa a un corridoio un tavolino reggeva un moccolo acceso, delle foto inquietanti e un vaso di fiori.

In fondo, parecchio impolverati pacchetti di calze nere e color carne, poi delle scarpe che adesso ti arrrseterebbero se qualcuno le indossasse e poi delle splendide scarpette da basket che se fosse stato il numero giusto le avrei comprate e Iago.

Magliette, mutande antistupro, grembiulini, merceria da ricamo, stoviglie e poi dei pannolini Pampers, la taglia che serviva a me per Timo, però la foto raffigurava ancora quel bambino riccioluto, pacioccoso con gli occhioni blu che forse adesso è diventato nonno, e non volevo rischiare che i pannolini facessero sulle chiappe pelle di pesca di mio figlio l’effetto carta vetrata 200…e poi uno spazio cancelleria, giochi per bambini che sembravano le attuali cinesate ma invece erano le cagate degli anni 80 plasticose e decolorate. La vecchina non mi mollava un attimo io butto la testa dietro ad un passaggio come se il negozio proseguisse, le mi tira indietro con un perentorio NO! li dentro sembrava fosse passato uno tsunami, ogni bendiddio sparso ovunque. Timo toccava tutto a caso lei era tesa, io le dico “cars” lei esce dal retro del bancone con una macchinina modello “hazzard”, adesso è Timo a dire NOOO, gli fa shifo, è piccolo ma capisce la differenza tra quella e una Lamborghini. Non so cosa prendere, prenderei tutto ma anche niente, apro il frigo, mi ricordo che ero entrata li per prendere l’acqua fresca per i ragazzi in spiaggia. Ritorno agli anni nostri, bottiglia sotto braccio, Timo IN braccio e raggiungo gli altri, scossa ma felice di quel momento vintage. Torniamo a bordo tutti insieme dopo pranzo si parte per Amorgos.

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